Economia

Nuove regole per l’ingresso nel Regno Unito, introdotto l’ETA

Dal 2 aprile 2024, anche i cittadini europei dovranno ottenere un’autorizzazione elettronica di viaggio (ETA) per entrare nel Regno Unito, un’ulteriore conseguenza della Brexit. L’ETA non è un visto, ma un permesso obbligatorio per soggiorni fino a sei mesi, valido per due anni o fino alla scadenza del passaporto. I cittadini britannici e gli europei con settled o pre-settled status sono esentati.

Come ottenere l’ETA

La richiesta può essere effettuata esclusivamente online, attraverso una app disponibile su Google Play e App Store o sul sito del governo britannico. Per ottenere l’ETA, è necessario fornire i dati personali, quelli del passaporto, una fotografia e rispondere a una serie di domande di sicurezza. Il modulo è interamente in inglese, il che potrebbe rappresentare un ostacolo per chi non ha familiarità con la lingua o con la tecnologia, come le persone anziane, per questo motivo il governo britannico consiglia di farsi aiutare da parenti o amici in caso di difficoltà.

Il permesso ha un costo attualmente fissato a 10 sterline (circa 12 euro), ma presto salirà a 16 sterline (all’incirca 19 euro). Questo importo si applica anche ai bambini, quindi una famiglia di quattro persone dovrà affrontare una spesa extra che si aggira sugli 80 euro, un costo non trascurabile per chi viaggia con compagnie low cost.

Tempi di approvazione e controlli

Il ministero dell’Interno britannico assicura che la richiesta online richiede solo una decina di minuti e che la risposta arriva in tempi molto brevi, spesso entro pochi minuti. Tuttavia, in alcuni casi potrebbero essere richieste informazioni aggiuntive, quindi si consiglia di inoltrare la domanda almeno tre giorni prima della partenza per evitare di avere problemi.

L’ETA sarà necessario anche per i passeggeri in transito, a meno che questi non rimangano nell’area internazionale dell’aeroporto. Ad esempio, chi deve cambiare volo a Gatwick e deve passare attraverso i controlli di frontiera dovrà obbligatoriamente essere in possesso dell’ETA.

Un’introduzione graduale

Nei primi mesi di applicazione, il sistema sarà avviato con un approccio “soft”, per cui chi dovesse arrivare a Londra senza l’ETA non dovrebbe essere immediatamente respinto. Tuttavia, verso la fine del 2024 le regole diventeranno più rigide, e chi ne sarà sprovvisto rischierà di vedersi negare l’imbarco già alla partenza.

Il modello seguito dal Regno Unito è simile all’ESTA statunitense, un sistema in vigore da anni per i viaggiatori diretti negli USA. Secondo il governo britannico, l’introduzione dell’ESTA non ha avuto un impatto negativo sul turismo americano, e lo stesso dovrebbe valere per il Regno Unito. Inoltre, anche l’Unione Europea introdurrà presto un sistema analogo per i viaggiatori extra-UE, compresi i britannici.

Visti per studio e lavoro

Chi intende trasferirsi nel Regno Unito per motivi di lavoro o di studio deve comunque ottenere un visto specifico. Per lavorare, è necessario un visto sponsorizzato da un datore di lavoro britannico, con un salario minimo di 38.700 sterline annue. Questa soglia elevata esclude molti giovani laureati e penalizza settori come la ristorazione e l’ospitalità. Sono previste eccezioni per gli under 26 e per chi lavora nella sanità, nell’educazione o nell’assistenza sociale, per cui il minimo salariale richiesto è di circa 31.000 sterline.

Gli studenti devono dimostrare di avere risorse economiche sufficienti per mantenersi durante gli studi. Dopo la laurea, possono restare fino a due anni (o tre, in caso di dottorato) per cercare un lavoro. Inoltre, per ottenere un visto è necessario dimostrare una buona conoscenza della lingua inglese.

L’introduzione dell’ETA si inserisce in una più ampia riforma delle politiche migratorie del Regno Unito, con l’obiettivo dichiarato dal governo di rendere il sistema più sicuro e accessibile. Tuttavia, questa ulteriore restrizione rappresenta un ulteriore ostacolo per i viaggiatori europei e una nuova complicazione burocratica nei rapporti tra il Regno Unito e l’UE post-Brexit.

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