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Cinema come medicina sociale: Il Cinema Polacco

Come spesso è stato detto in articoli precedenti, il cinema, così come gli altri mezzi di comunicazione di massa – quali radio, stampa, letteratura e televisione – ha grandi poteri, poiché permette non solo di trasmettere un messaggio e narrare una specifica realtà da uno specifico punto di vista, ma ricopre anche una funzione catartica atta a esorcizzare paure e angosce della vita quotidiana.

I poteri del cinema, però, non si esauriscono qui: quest’ultimo ricopre un ruolo fondamentale anche nella costruzione, o ricostruzione, dell’identità nazionale. Un esempio di ciò sono i diversi movimenti cinematografici sviluppatisi a partire dal secondo dopoguerra, quali il Neorealismo italiano – di cui possiamo ricordare un film cardine come Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica – e la Nouvelle Vague francese. Quest’ultima definizione nasce dal lavoro della critica cinematografica Françoise Giroud sul giornale L’Express del 3 ottobre 1957 e rappresentò una vera e propria analisi sociologica compiuta da critici cinematografici, e non, che ben presto si sarebbero dedicati alla realizzazione di film; tra questi François Truffaut, Éric Rohmer, Agnès Varda, Jacques Rozier, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Jean-Luc Godard.

Nonostante questi non siano stati gli unici movimenti cinematografici, spesso si tende ad acquisire una visione occidento-centrica che esclude, per questioni geografiche, storiche e ideologiche, forme e modalità cinematografiche dotate di grande valore storico e identitario. Un esempio su tutti è rappresentato dal cinema polacco.

Cosa succede, dal punto di vista narrativo, nel cinema polacco? Quali sono gli effetti? Cos’ha di unico? Prima di rispondere è necessario ricordare, ancora una volta, i grandi poteri del cinema e che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, come ci ricorda il caro zio Ben di Peter Parker.

Il cinema polacco, a differenza di quanto si possa pensare, è nato ufficialmente nel 1899, appena quattro anni dopo l’invenzione dei fratelli Lumière. A seguito della prima e della Seconda Guerra Mondiale, esso fu realizzato in paesi “altri” che ospitarono i polacchi fuggitivi dalla loro terra natia; tra questi ricordiamo in primis la Gran Bretagna, dove furono realizzati i primi film a colori antinazisti, fra cui spicca Calling Mr. Smith (1943), diretto da Stefan Themerson, per l’impatto che ebbe.

Appena un anno prima della pubblicazione di Calling Mr. Smith, l’Armia Krajowa – primo movimento di resistenza nazionale, noto anche come AK – istituì un gruppo cinematografico nell’Ufficio d’Informazione e Propaganda, autore di The Warsaw Uprising (1944), il cui titolo originale è Powstanie Warszawskie. In questo film, com’è facilmente intuibile dal titolo, si racconta la rivolta dei polacchi e lo scontro con le milizie naziste.

L’impatto della storia e della drammatica situazione polacca durante la Seconda Guerra Mondiale è ben rappresentato dai primi versi della poesia La peste scarlatta di Jozef Szczepanski “Ziutek” (1922-1944):

Ti aspettiamo
Ti aspettiamo, o Peste scarlatta
Per salvarci dalla Morte Nera:
Aspettando una salvezza
Per essere accolti con disgusto
Da un paese che è già impiccato e squartato

Il cinema polacco testimonia sin dalle origini il carattere, la determinazione e il patriottismo del proprio popolo. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale il cinema polacco ha vissuto una forte crescita e innovazione, culminata nella nascita della Polish Film School; qui troviamo alcuni dei registi più importanti, quali Roman Polanski, Krysztof Zanussi, Andrzej Wajda e Paweł Pawlikowski.

Questi e molti altri registi sono stati capaci di testimoniare, in modo simbolico, la storia della Polonia e del suo popolo. Spesso il cinema polacco, e in particolare quello di Roman Polanski – tra i più affermati registi polacchi al mondo – viene criticato per la sua lentezza o pesantezza narrativa. Tuttavia, tale lentezza, che a prima vista può sembrare un muro insormontabile, è in realtà un elemento fondamentale per comprendere la storia del popolo polacco: una lenta e faticosa ripresa, dopo anni di mire espansionistiche di Hitler da un lato, e Stalin dall’altro.

Le tematiche esistenziali, la ricerca identitaria, il viaggio senza meta, queste e molte altre ancora sono non a caso caratteristiche di alcuni tra i film più importanti prodotti dai registi polacchi dagli anni Sessanta fino ad appena qualche decennio fa.

Ma perché tutto questo tempo? Basta osservare la storia del paese: nonostante la Polonia fu liberata dai tedeschi verso la metà del 1945, riuscì a liberarsi dal dominio sovietico solo nel 1989, un controllo e un’influenza non solo politica e ideologica, ma soprattutto identitaria.

Cosa insegna tutto ciò? Che per comprendere la storia dei prodotti cinematografici di un determinato paese è necessario osservarne la storia, le vittorie, le sconfitte e le cicatrici che il popolo porta dentro di sé.

Corrado Luciano

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