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Il “kit di sopravvivenza” secondo UE: il video che divide l’opinione pubblica

Negli ultimi giorni, un video pubblicato dalla commissaria europea per l’Uguaglianza e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha scatenato un acceso dibattito. Il motivo? La presentazione di un kit di sopravvivenza consigliato dall’Unione Europea per affrontare situazioni di emergenza, garantendo l’autonomia per almeno 72 ore senza assistenza esterna.

Cosa contiene il kit?

Nel video, Lahbib mostra alcuni oggetti che dovrebbero sempre essere a portata di mano in caso di crisi:

✔ Acqua potabile e barrette energetiche per garantire un minimo apporto di sostentamento.

✔ Farmaci personali essenziali, in particolare quelli salvavita.

✔ Torcia, power bank e radio portatile, strumenti fondamentali in caso di blackout elettrico e mancanza di connessione.

✔ Coltellino svizzero, utile in molteplici situazioni.

✔ Contanti, nel caso i sistemi elettronici di pagamento non funzionassero.

✔ Documenti personali, da conservare in una busta impermeabile per proteggerli da eventuali danni.

Un video tra informazione e distopia

L’obiettivo dell’iniziativa è chiaro: sensibilizzare i cittadini sulla necessità di essere preparati a emergenze come disastri naturali, interruzioni di servizi essenziali o crisi geopolitiche. Tuttavia, il tono leggero e quasi da “What’s in my bag?” – il classico format usato dagli influencer per mostrare il contenuto della propria borsa – ha suscitato molte critiche.

C’è chi lo ha definito “utile e realistico”, ma anche chi lo ha percepito come “distopico”, insinuando che l’UE stia preparando la popolazione a uno scenario inquietante senza fornire spiegazioni concrete.

Sopravvivere o preoccuparsi?

La questione solleva una riflessione più ampia: dovremmo davvero prepararci a un futuro di crisi impreviste? O si tratta di una comunicazione mal gestita che ha trasmesso più ansia che rassicurazione?

In un’epoca in cui le emergenze – dal cambiamento climatico ai conflitti geopolitici – sembrano sempre più frequenti, un kit di sopravvivenza potrebbe non essere un’idea così assurda. Ma il vero problema, forse, è un altro: quanto siamo davvero pronti ad affrontare l’imprevedibile?

 

 

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