Immaginate la scena: una chat di gruppo su Signal, popolata da alti funzionari della sicurezza nazionale americana. Un momento di distrazione, un numero sbagliato nella rubrica, e puf—Jeffrey Goldberg, caporedattore di The Atlantic, si ritrova dentro una conversazione esplosiva. Letteralmente.
Aggiunto per errore a quella che doveva essere una discussione riservata, Goldberg ha avuto il privilegio di assistere in diretta a una delle peggiori gaffe della sicurezza nazionale degli ultimi tempi. Tema del giorno? Gli attacchi pianificati contro gli Houthi in Yemen. Data, ora, obiettivi e armi: tutto servito su un piatto d’argento. Altro che “off the record”!
Quando i piani di guerra diventano virali
L’episodio ha generato il panico all’interno dell’amministrazione Trump, con funzionari che si lanciavano accuse reciproche nel tentativo di spiegare l’errore. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha provato a minimizzare:
> “Nessuno stava inviando messaggi con piani di guerra, e questo è tutto ciò che ho da dire al riguardo.”
Un’affermazione che suona più come un “niente da vedere qui, andate avanti” che come una smentita credibile. Peccato che Goldberg abbia insistito: “Io quei dettagli li ho letti, eccome!” E il giornalista sa bene che una notizia così non può certo finire nell’archivio degli screenshot dimenticati.
Europa nel mirino: il leak che scatena accuse transatlantiche
Come se non bastasse il disastro comunicativo, il Signal-gate ha acceso anche nuove tensioni tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Il vicepresidente J.D. Vance, all’interno della chat incriminata, avrebbe espresso il suo malcontento per il coinvolgimento americano in operazioni militari che, a suo dire, favoriscono soprattutto l’Europa. La sua frase:
> “Non sopporto di dover salvare di nuovo gli europei.”
Un’uscita che ha fatto discutere e che non è passata inosservata, soprattutto dopo che Donald Trump ha rincarato la dose definendo gli europei “parassiti”. Niente di nuovo sotto il sole delle relazioni USA-UE, ma il fatto che simili dichiarazioni siano finite nero su bianco in una chat (e nelle mani sbagliate) le rende ancora più imbarazzanti.
Il tasto sbagliato può cambiare la storia
Ormai non si tratta solo di un errore di comunicazione, ma di un caso di sicurezza nazionale che rischia di avere conseguenze pesanti. Gli esperti si interrogano: siamo sicuri che i codici nucleari non siano gestiti con lo stesso livello di attenzione? C’è chi si chiede se il prossimo briefing del Pentagono verrà direttamente postato in una chat di gruppo su WhatsApp, magari con una gif di Biden che fa l’occhiolino.
D’altra parte, questa vicenda offre un’importante lezione: se perfino chi dovrebbe maneggiare segreti militari non riesce a usare correttamente una chat, forse è il caso di rivedere le regole di ingaggio. E magari, prima di aggiungere qualcuno a un gruppo, controllare due volte la lista dei contatti. Non sia mai che la prossima volta ci finisca il giornalista sbagliato… o peggio, la mamma di qualcuno.
Intanto, Goldberg ringrazia per l’esclusiva.